Accompagnamento al lutto

Ero giovane ma lì è iniziato tutto. Ci ho dedicato praticamente una carriera, alla psicoterapia come elaborazione del trauma della perdita.

Nel 1989 Kenneth Doka, esperto di elaborazione del lutto, scrisse che la perdita di un animale da compagnia, al pari del lutto perinatale e di quello per l'aborto, volontario o spontaneo, era un tipo di “lutto negato”. Ovvero non riconosciuto dalla nostra società. Un dolore incompreso. Quindi non trattato, non curato. Nessun diritto di soffrire, nessuna possibilità di compassione.

Ci ho dedicato una vita, dicevo. Al lutto relativo all’aborto, che è un lavoro psichico che si trova ad affrontare anche chi sceglie quello volontario, con riverberi che talvolta sopraggiungono dopo anni.

L’aborto è un diritto ma lo ritengo esperienza dura, psichicamente iniziatica, che richiede istruzioni psicosimboliche e l’esplorazioni dei molti nodi interni specialissimi che una donna non dovrebbe mai gestire da sola, aiutata a vivere la scelta in nome della Vita: la propria. Poi c’è il lutto di chi si rivolge alla PMA, percorso accidentato e invasivo che sollecita vissuti circa un corpo fallato e traditore e un destino ingiusto che arriva a svuotare la vita di senso. E ancora il lutto degli aborti spontanei, che sollevano un corteo di luoghi comuni, privando la coppia della possibilità della consolazione per “quella” perdita. 

Mi sono formata per accompagnare le persone ad attraversare l’esperienza della “morte”, in senso letterale e simbolico, in un lavoro di studio che a partire dai corsi nel 2005 con il tanatologo Prof. Cesare Boni mi ha spinto ad allargare l’interesse all’antropologia, allo sciamanesimo, al folklore ed alla mitoarcheologia. Ho conseguito nel 2024 il Master “Death studies & the end of life for the intervention of support and the accompanying” presso l’Università di Padova.

Sono più di venti anni che l’approfondimento a tutto tondo di questo tema mi guida in una crescita professionale, etica e spirituale. E ha informato il mio modo di essere una guaritrice, che cerca di raccogliere e non disperdere ciò che tante tradizioni, soprattutto antiche, ciò che l’inconscio collettivo ha accumulato circa l’esperienza del morire e le forze che ci permettono di fronteggiare questa angoscia traendone vigore per una rigenerazione.

E’ un tema che sento urgente soprattutto perchè nonostante il momento traumatico della perdita che ci schianta venga vissuto più volte nell’esistenza, la società capitalistica ha fatto di questo passaggio l’ultimo tabù. E’ una civiltà, la nostra, che inflaziona il consumismo ed il “think positive” e il “wishful thinking” che risulta algofobica, egocentrica e basata sull’illusione onnipotente di poter avere tutto, controllare tutto, assicurarsi i piaceri, che ci educa al diritto a non perdere mai. Allontanata sempre più dallo spazio psichico della coscienza, la morte è impensabile cioè non pensata: si vive come se la perdita non esistesse o come se potesse sempre essere colmata da qualcosa in grado di compensare perfettamente ciò che si è irrevocabilmente perduto. Eppure perdere qualcuno significa perdere una parte di noi, quella parte che anche nella gestualità della quotidianità era vissuta insieme. Un legame che finisce è una sciabolata che ci spezza. 

E poiché di morte e perdita non si parla, nessuno sa più come viverla. Anche quando è simbolica, ovvero riguarda la fine, non scelta, di un amore. La fine degli amori è una sciabolata, uno strappo lacerante che ci lascia spezzati. Separazioni e divorzi sono numericamente frequenti ma aprono ad dimensioni di insicurezza, perdite identitarie, cambiamenti di status. A volte è difficile ri-costruirsi creativamente, senza rancori, rimorsi e sostituzioni veloci che di fatto impediscono la rigenerazione e non di rado gettano nella ripetizione di dinamiche precedenti. Il dolore del lutto e di quello che viene chiamato “crepacuore” (la sindrome di takotsubo o cardiomiopatia da stress) dal punto di vista neurobiologico è simile a quello della tortura: guarire richiede un vero e proprio processo di neurogenesi che la psicoterapia può favorire. Altrimenti l’amato che si nega a noi può diventare un’ossessione. Che ci annebbia e ci imprigiona nel ruolo di vittima, da cui diventa difficile uscire. Che può condurre allo stalking e a comportamenti di ritorsione

Si crede di avere il diritto di non soffrire: e spesso la perdita ci schianta. Eppure la morte e il dolore sono vita, ma tocca re-impararlo.

Mi interessa molto questo dolore ed il lavoro psichico che occorre per lenirlo; per integrare la morte e le morti, sentirle nel loro significato di affidabile criterio di verità, “strumento di discriminazione dell’autentico e dell’inautentico nella manifestazione del vivente” come ci ricorda l’antropologo Viktor von Weizsäcker, ovvero la prova della verità del nostro legame affettivo con qualcuno. Il lutto può configurarsi come frattura disorganizzante per la psiche, producendo sintomi anche severi che vanno dall’insonnia alla dissociazione, a difficoltai cognitive, a pensieri suicidari e a crisi di rabbia che possono esitare in acting-out anche pericolosi. Sono soprattutto alcune personalità, con un passato traumatico, a correre maggiori rischi sul piano psichico e psicofisico e la psicoterapia si configura come un intervento efficace per aiutare l’elaborazione e lo sviluppo di strategie di coping verso la nuova realtà della vita. 

Dal 2002 un posto speciale nella mia ricerca personale e professionale è stato occupato dal lutto per il pet e dalla formazione dei medici veterinari al pet loss counselling per il compagno umano e il gruppo famiglia per una gestione consapevole della diagnosi infausta e dell’eutanasia. Il primo convegno nazionale sul tema lo organizzai proprio io il 10 Ottobre 2003 per la SCIVAC a Cremona, occupandomi nella prima giornata proprio del Pet-loss counselling, mentre la giornata successiva fu dedicata alla gestione farmacologia, legale e bioetica, condotta da medici veterinari.

La sofferenza per la morte dell’animale da compagnia è esperienza angosciante che viene spesso affrontata dalla società con superficialità o con sentimentalismo, senza aiutare chi la patisce. E’ un dolore profondo, che spesso inizia con una diagnosi infausta, dove ci si sente dire che “non c’è più niente da fare” e che comporta non di rado il momento terribile in cui si deve decidere se ricorrere o meno all’eutanasia. Una circostanza straziante, in cui anche gli animali soffrono un dolore emotivo di cui poco si conosce e molto si tace. 

Insieme al Dott. Franco Fassola , coautore insieme a me del testo “L’ultima carezza” - OM edizioni, sono impegnata in progetti formativi sul tema del lutto per gli animali da compagnia e in interventi di sostegno all’elaborazione del lutto, anche on-line, secondo il nostro metodo originale consolidato in venti anni di studio e pratica insieme. Abbiamo creato una piattaforma dedicata, ilpontedellarcobaleno.it per una gestione gentile dell’eutanasia, il supporto anche online, le cure palliative, la formazione, i progetti di death-education, l’informazione

Il nostro metodo integra le competenze delle nostre professionalità offrendo una presa in carico globale ed olistica dei bisogni di tutto il gruppo famiglia, umano ed animale, e del medico veterinario, così come secondo noi dovrebbe sempre essere. Il servizio di counselling offre sostegno al gruppo famiglia:

  • per elaborare strategie e tecniche per sostenere il percorso domestico di cure palliative e/o di cure prolungate al pet con malattie croniche, con particolare attenzione allo stress dei care-givers e alle emozioni in gioco che riguardano i diversi protagonisti umani ed animali, le ambivalenze e le difficoltà di visione che a volte possono “spaccare” le famiglie circa le decisioni sul da farsi;

  • per elaborare i processi decisionali e emozionali nella decisione eutanasica: attraversare con consapevolezza il momento che precede l’eutanasia e tutte le fasi della procedura eutanasica permette di vivere la situazione con grande intensità affettiva, che riempie di significato il saluto e rende onore alla storia d’amore del legame. Avere momenti dedicati di ascolto, riflessione, accompagnamento alle scelte e guida aiuta a fare una “buona esperienza” di quello che è un momento di vita molto prezioso. Pieno di senso anche se doloroso;

  • per comprendere come parlare ai bambini di quello che sta succedendo e aiutarli a elaborare emozioni e vissuti coerentemente alla loro età e al loro grado di sviluppo cognitivo e affettivo, partecipando insieme alla famiglia a un evento prezioso nel loro bagaglio esperienziale, occasione di “death education”;

  • per sapere come accompagnare il lutto dei pet che rimangono e avere indicazioni sulle modalità da adottare per fare in modo che possano salutare chi sta morendo;

  • per avere sostegno alla decisione o meno di adottare un altro animale;

La piattaforma è dedicata anche alla formazione circa il Pet-loss counselling per i medici veterinari, ricchi di un’esperienza di aula più che ventennale e di una ricerca continua:

  • per sensibilizzarli alla complessità tecnica e psicologica della pratica eutanasica e aiutarli ad offrire ai loro clienti e pazienti un servizio ad alta connotazione terapeutica, rispettoso di tutte le variabili e i livelli coinvolti;

  • per dare loto un riferimento specialistico cui indirizzare i clienti che necessitano di un accompagnamento dedicato al momento del congedo dal loro compagno animale;

  • per calendarizzare momenti di supervisione all’equipe ed avere così a disposizione uno spazio/strumento di elaborazione dei vissuti spesso disturbanti che possono caratterizzare le eutanasie;

  • per imparare a gestire lo stress derivante dall’eutanasia e proteggersi dal burn-out, imparando tecniche di gestione dello stress e indicazioni in merito al Setting affinché sia massimamente protettivo della salute mentale ed emotiva di tutti gli attori coinvolti.